Per tutti i media di mer-dai-set Schettino, il Comandante della nave sarà un erOe;
erOe con la O maiuscola!
Chi vuol scommettere?
E se proprio capiscono che i loro acefali seguaci avranno sentito quella telefonata shockante dove quell'altro "cattivo" comandante della Capitaneria, De Falco, avrebbe voluto farlo risalire a bordo dove c'era il rischio di scivolare lungo la tolda inclinata e bagnata, beh si potranno sempre trovare mille e mille giustificazioni.
De Falco avrebbe voluto farlo risalire a bordo dove c'era il rischio di scivolare lungo la tolda inclinata e bagnata, e rovinare così il suo bel maglioncino di lana e gli intimava di prendere delle decisioni contrarie a quelle che lui, ormai all'asciutto e ben ordinato stava "conducendo" così bene?... ebbene, sicuramente avrà avuto i suoi motivi per scegliere quel punto per continuare e dirigere la baracca.
E poi che c'è di male se a un così brutto, cattivo ed oscuro comandante di turno di una oscura Capitaneria, Lui, Schettino, "dall'alto della sua immane professionalità" abbia deciso di non dare alcun ascolto a quel blaterare inutile?
Il suo orgoglio non gli avrebbe mai e poi mai consentito di obbedire ad un "inferiore" che solo perché porta dei gradi e delle stellette crede di essere un Padreterno.
E poi quel "cipiglio autoritario...", preciso come quello di tanti stronzi Giudici che mandano in galera tanti poveri cristi.
E ha preso un taxi e se n'è andato in albergo?
E voi cosa avreste fatto a quel punto e al suo posto!
Vero! Giusto! Bravo! Clap Clap Clap...
Applausi!!!
Volete scommettere che passata la buriana sarà proprio questa la tesi che porteranno avanti i media di mer-dai-set?
O al massimo...
IL SILENZIO!!!
(da LaStampa.it)
L’ira del capitano De Falco: "Non celebratemi non doveva finire così"

Gregorio De Falco ha ordinato al comandante della Costa Concordia di risalire sulla nave per mettere in salvo tutti i passeggeri
MULTIMEDIA
Simbolo del riscatto nazionale dopo le frasi a Schettino: "Potevamo salvarli tutti"
NICCOLÒ ZANCAN
INVIATO A LIVORNO
È già diventato un idolo, il che è sempre il rischio peggiore nel Paese della normalità rovesciata. In rete lo osannano. «Lei è un vero uomo!». «Ci aiuti a fare giustizia». «Complimenti per la sua grande professionalità!». «Per ogni Schettino c’è uno come Gregorio De Falco...».
Ma il «capitano buono», a dire il vero, non dorme da tre notti. E’ stanchissimo, quasi arrabbiato. Si sfoga al telefono, dopo una lunga giornata passata in Procura a Grosseto: «Non sono un eroe, non prendetemi in giro... Ho cercato di fare il mio dovere, come era giusto. Potevamo salvare tutti i passeggeri della Concordia». Ha ragione lui, ancora lui. La vita non è così quadrata. Il bene e il male. Il coraggio e la paura. Non si possono scacciare gli incubi santificando il primo capitano che si comporta come si deve. Ma intanto fioriscono i fan club: «In Italia ci vorrebbero molti uomini come lei!». «Persona di eccellente caratura». «Grandissimo!». «Un uomo con i controc...». Lo stiamo cercando tutti.
La famiglia De Falco vive in un appartamento per ufficiali all'interno della capitaneria di Livorno, le finestre affacciate sull’imboccatura del porto. La sala radio è a trenta passi, per qualsiasi evenienza. Anche di notte. Pochi giorni fa, per dire, stava affondando un peschereccio. Arriva l’SoS. Chi è di turno si mette un maglione sopra al pigiama e va. Le decisioni della centrale operativa possono essere decisive. Quasi sempre lo sono.
La moglie del capitano De Falco si chiama Rosaria. Ha una di quelle voci molto controllate e quindi drammatiche: «Quello che avete sentito al telefono è proprio mio marito - dice - lui è fatto così. E’ partito da Napoli per andare a laurearsi a Milano in Giurisprudenza. Il senso della legalità è nel suo Dna. Per questo si aspetta sempre che le persone siano oneste, leali, schiette. E per questo, adesso, siamo scioccati... Non doveva finire così».
Il capitano De Falco passerà alla storia per questa frase intimata al telefono, all’1,46 di sabato mattina: «Vada a bordo! E’ un ordine... Cosa vuole fare? Vuole andare a casa? Guardi Schettino che lei forse si è salvato dal mare, ma io le porto veramente male. Io le faccio passare dei guai... Vada a bordo! Lei ora torna sulla prua della nave tramite la bigaccina, e mi dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cosa hanno bisogno. Ora!».
Alla stessa ora, dall’altra parte del telefono, il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino bofonchiava mezze frasi imbarazzanti, nella notte della tragedia: «Capitano, si rende conto che è buio e che qui non vediamo niente...».
Troppo facile, adesso. Il confronto così stridente. Il capitano Gregorio De Falco è già diventato come Simone Farina, il calciatore che non si è venduto nel marasma del calcioscommesse. Un esempio. L’incarnazione di un agognato e rapido riscatto collettivo. Ma il bello è che anche lui, come il terzino del Gubbio, preferirebbe non parlare. Non si celebra la normalità. «Non è il momento di fare interviste - dice De Falco - e poi ci sono ancora dei corpi da recuperare...».
Dopo la Laurea a Milano, è stato in servizio a Mazara del Vallo, poi a Santa Margherita Ligure. Ha 46 anni, da cinque è a Livorno. Ha due figlie, Maria Rosaria e Carla. Adora andare in moto. «Ma ancora di più ama il suo mestiere. Davvero. C’è sempre. E’ un collega estremamente benvoluto e disponibile» dice il comandante di Livorno, Francesco Paolillo. Adesso, però, gli si chiede una disponibilità forse eccessiva.
Tutte le testate italiane lo stanno cercando e lo riveriscono. Il capitano De Falco riceve un milione di telefonate, scarica due volte il cellulare. Ogni tanto, per esasperazione, dice mezze frasi: «Sabato notte in sala operativa eravamo in cinque, la squadra migliore che potessi avere. Ciononostante non è bastato...». Oppure: «Si sentiva dalla voce che il capitano della Concordia non era sincero. Ma non è la prima volta che un comandante in difficoltà cerca di sminuire la situazione».
C’è stato un momento in cui le cose potevano ancora cambiare. Ed era proprio in mezzo a quelle frasi concitate, mentre un capitano abbandonava la nave e l’altro lo richiamava all’ordine. Forse lì potevano essere salvate altre vite. A questo pensa il capitano De Falco. E ci pensa con tormento. Mentre vogliono trascinarlo in diretta tv. «Siamo qui con le telecamere, se non c’è De Falco non si fa niente...».
Vogliono sentire ancora quella voce autorevole, vagamente paterna. Tutti lo cercano e chiedono ragioni. «Non ci sono divieti da parte nostra - spiega il comandante di vascello Vittorio Alessandro - è proprio lui che preferirebbe evitare». Il comandante Alessandro è un ufficiale estremamente colto e gentile, già conosciuto nelle notti tragiche di Lampedusa. Si occupa della comunicazione della Guardia Costiera. E del capitano De Falco, dice: «Non lo conoscevo personalmente. Ma in questi giorni ci siamo sentiti spesso. Mi è piaciuto molto. E’ davvero arrabbiato. Davvero non vuole parlare perché ritiene di aver fatto niente di eccezionale».
Sì, ma poi si sa come vanno le cose. E’ molto probabile che presto, molto presto, «il capitano buono» dovrà cedere alle pressioni. E non sono a quelle mediatiche. Dovrà mettere la sua faccia per riscattare la nazione. Gli assegneranno il compito di restituire l’onore a chi va per mare, e lui lo assolverà come ha sempre fatto. Ma se è vero quello che raccontano del capitano De Falco, sappiate che questo è l’unico ordine a cui avrebbe preferito ammutinarsi.
Ma il «capitano buono», a dire il vero, non dorme da tre notti. E’ stanchissimo, quasi arrabbiato. Si sfoga al telefono, dopo una lunga giornata passata in Procura a Grosseto: «Non sono un eroe, non prendetemi in giro... Ho cercato di fare il mio dovere, come era giusto. Potevamo salvare tutti i passeggeri della Concordia». Ha ragione lui, ancora lui. La vita non è così quadrata. Il bene e il male. Il coraggio e la paura. Non si possono scacciare gli incubi santificando il primo capitano che si comporta come si deve. Ma intanto fioriscono i fan club: «In Italia ci vorrebbero molti uomini come lei!». «Persona di eccellente caratura». «Grandissimo!». «Un uomo con i controc...». Lo stiamo cercando tutti.
La famiglia De Falco vive in un appartamento per ufficiali all'interno della capitaneria di Livorno, le finestre affacciate sull’imboccatura del porto. La sala radio è a trenta passi, per qualsiasi evenienza. Anche di notte. Pochi giorni fa, per dire, stava affondando un peschereccio. Arriva l’SoS. Chi è di turno si mette un maglione sopra al pigiama e va. Le decisioni della centrale operativa possono essere decisive. Quasi sempre lo sono.
La moglie del capitano De Falco si chiama Rosaria. Ha una di quelle voci molto controllate e quindi drammatiche: «Quello che avete sentito al telefono è proprio mio marito - dice - lui è fatto così. E’ partito da Napoli per andare a laurearsi a Milano in Giurisprudenza. Il senso della legalità è nel suo Dna. Per questo si aspetta sempre che le persone siano oneste, leali, schiette. E per questo, adesso, siamo scioccati... Non doveva finire così».
Il capitano De Falco passerà alla storia per questa frase intimata al telefono, all’1,46 di sabato mattina: «Vada a bordo! E’ un ordine... Cosa vuole fare? Vuole andare a casa? Guardi Schettino che lei forse si è salvato dal mare, ma io le porto veramente male. Io le faccio passare dei guai... Vada a bordo! Lei ora torna sulla prua della nave tramite la bigaccina, e mi dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cosa hanno bisogno. Ora!».
Alla stessa ora, dall’altra parte del telefono, il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino bofonchiava mezze frasi imbarazzanti, nella notte della tragedia: «Capitano, si rende conto che è buio e che qui non vediamo niente...».
Troppo facile, adesso. Il confronto così stridente. Il capitano Gregorio De Falco è già diventato come Simone Farina, il calciatore che non si è venduto nel marasma del calcioscommesse. Un esempio. L’incarnazione di un agognato e rapido riscatto collettivo. Ma il bello è che anche lui, come il terzino del Gubbio, preferirebbe non parlare. Non si celebra la normalità. «Non è il momento di fare interviste - dice De Falco - e poi ci sono ancora dei corpi da recuperare...».
Dopo la Laurea a Milano, è stato in servizio a Mazara del Vallo, poi a Santa Margherita Ligure. Ha 46 anni, da cinque è a Livorno. Ha due figlie, Maria Rosaria e Carla. Adora andare in moto. «Ma ancora di più ama il suo mestiere. Davvero. C’è sempre. E’ un collega estremamente benvoluto e disponibile» dice il comandante di Livorno, Francesco Paolillo. Adesso, però, gli si chiede una disponibilità forse eccessiva.
Tutte le testate italiane lo stanno cercando e lo riveriscono. Il capitano De Falco riceve un milione di telefonate, scarica due volte il cellulare. Ogni tanto, per esasperazione, dice mezze frasi: «Sabato notte in sala operativa eravamo in cinque, la squadra migliore che potessi avere. Ciononostante non è bastato...». Oppure: «Si sentiva dalla voce che il capitano della Concordia non era sincero. Ma non è la prima volta che un comandante in difficoltà cerca di sminuire la situazione».
C’è stato un momento in cui le cose potevano ancora cambiare. Ed era proprio in mezzo a quelle frasi concitate, mentre un capitano abbandonava la nave e l’altro lo richiamava all’ordine. Forse lì potevano essere salvate altre vite. A questo pensa il capitano De Falco. E ci pensa con tormento. Mentre vogliono trascinarlo in diretta tv. «Siamo qui con le telecamere, se non c’è De Falco non si fa niente...».
Vogliono sentire ancora quella voce autorevole, vagamente paterna. Tutti lo cercano e chiedono ragioni. «Non ci sono divieti da parte nostra - spiega il comandante di vascello Vittorio Alessandro - è proprio lui che preferirebbe evitare». Il comandante Alessandro è un ufficiale estremamente colto e gentile, già conosciuto nelle notti tragiche di Lampedusa. Si occupa della comunicazione della Guardia Costiera. E del capitano De Falco, dice: «Non lo conoscevo personalmente. Ma in questi giorni ci siamo sentiti spesso. Mi è piaciuto molto. E’ davvero arrabbiato. Davvero non vuole parlare perché ritiene di aver fatto niente di eccezionale».
Sì, ma poi si sa come vanno le cose. E’ molto probabile che presto, molto presto, «il capitano buono» dovrà cedere alle pressioni. E non sono a quelle mediatiche. Dovrà mettere la sua faccia per riscattare la nazione. Gli assegneranno il compito di restituire l’onore a chi va per mare, e lui lo assolverà come ha sempre fatto. Ma se è vero quello che raccontano del capitano De Falco, sappiate che questo è l’unico ordine a cui avrebbe preferito ammutinarsi.










0 commenti:
Posta un commento