giovedì 9 dicembre 2010

A per Assange!!!

Avevamo scritto qualche giorno fa che mai un vero hacker, uno che ha scelto quella "appartenenza" si sarebbe schierato contro Assange.
E che nonostante gli sforzi fatti dai servizi segreti di mezzo mondo, mai sarebbero riusciti ad arruolarne qualcuno di un certo spessore.
Del resto, l'hacker per definizione è uno che riesce a VIOLARE qualsiasi modello di sicurezza si possa ergere a difesa di un sistema lercio e puteolente.
E sempre del resto... sono proprio i servizi segreti ad avere tutti gli strumenti, ma proprio tutti, per tentare di intrappolare gli hackers, e catturare qualsiasi cosa circoli in rete, rendendo proprio agli hackers la vita difficilissima.

Quando giorni fa ho letto di questa "IDIOZIA" che i servizi segreti stessero "ingaggiando" un esercito di hackers, francamente oltre che scrivere quelle cose mi sono fatto una sonora risata, sia sulla dabbenaggine del giornalista che l'aveva scritta che soprattutto di coloro che gliel'avevano passata.

Se qualcuno di voi conoscesse realmente come funzionano le cose, giuro mi seguirebbe in questa fragorosa risata!!!

Vediamo di andare con un esempio.

Microsoft e tutte le case che producono e forniscono sistemi operativi per far funzionare le macchine elettroniche NASCONDONO il loro codice, o meglio "TENTANO" di nasconderlo, camuffarlo, falsarlo, sotterrarlo, falsificarlo, per far sì che nessuno scopra cosa realmente faccia.

Una delle cose, per esempio, potrebbe essere l'invio in qualche server da qualche parte del mondo, di qualunque idiozia battiamo sui tasti della nostra tastiera, comprese le cancellazioni e le sostituzioni delle parole.

Credete che siano leggende metropolitane!!!

Continuate pure a crederle tali.

Tanto che ci crediate o no le cose non cambieranno di certo.

Gli hackers invece, non solo ci credono, ma addirittura LO SANNO!!!

Tanto è vero che un hacker mai e poi mai userebbe un sistema operativo che non fosse "aperto" (ovvero Open Source) e nel quale non ci abbia dato almeno una sbirciatina, per vedere se REALMENTE si limita a fare le cose in modo semplice e lineare. O addirittura usa IL SUO sistema operativo, suo fatto da lui che interagendo direttamente con la macchina, usando drettamente il linguaggio di questa, fatto di cifre e codici, la costringe a fare soltanto le cose essenziali che gli servono.

Gli hackers combattono la loro guerra col fioretto, i governi coi cannoni e con armi anche peggiori; credete davvero che per distruggere una intera montagna si rivolgerebbero a un Aramis o a un D'Artagnan anziché mollargli sopra alcune migliaia di tonnellate di tritolo?

(da Ansa.it)

Migliaia di hacker per difendere Assange

Twitter ha sospeso il conto di Operazione Payback

09 dicembre, 08:45


Migliaia di hacker per difendere Assange (ANSA) - WASHINGTON, 9 DIC - Gli hacker di 'Anonymous' autori del cyberattacco contro societa' che hanno tagliato i ponti con Wikileaks - Mastercard, Paypal e Visa- hanno dichiarato di essere 'in migliaia'' impegnati nella vendetta denominata 'Operazione Payback' (Resa dei conti). Lo hanno rivelato in una conversazione online e hanno assicurato che ''chiunque sia contro Wikileaks e' nel mirino''. Twitter ha annunciato di aver sospeso il loro 'conto'.


martedì 7 dicembre 2010

Ffwebmagazine - L'unico vero traditore? Si chiama Silvio Berlusconi

Ffwebmagazine - L'unico vero traditore? Si chiama Silvio Berlusconi

Questa ve la devo proprio segnalare.

Dal link soprastante ci potrete accedere direttamente, ma è talmente incisiva che ve la riproduco anche qui.

Tradisce chi infanga un Paese nel nome dei suoi interessi

L'unico vero traditore?
Si chiama Silvio Berlusconi

di Filippo Rossi

Vogliamo ancora giocare con la categoria del tradimento? È quello che sembra voler fare lo stato maggiore del Pdl insieme ai suoi mazzieri a mezzo stampa. Un articoletto apparso oggi sul quel foglio sporco di propaganda che corrisponde indecorosamente al nome di Libero racconta di quando il deputato finiano Enzo Raisi tradì per la prima volta all'età di... quindici anni. Quindici anni, avete letto bene. Sicuramente la puzza rancida di questo articolo non è la stessa delle foto sbattute in prima pagina, ma dimostra comunque quanto il berlusconismo "culturale" sia arrivato a un punto di non ritorno, di quanto stia rimestando nelle fogne dell'animo umano, nella putrida melma di biechi sentimenti che si fingono idee.

Tradimento, allora. Accettiamo la sfida. Perché solo i cani sono fedeli a qualsiasi padrone, brav'uomo o delinquente che sia. Perché solo gli schiavi hanno l'obbligo di fedeltà, senza se e senza ma. Solo i sudditi devono giurare fedeltà a un sovrano assoluto. Per il resto, l'obbligo di fedeltà a un uomo, a un capo, a un duce, finisce qui. La politica, invece, è materia per uomini liberi. È materia per uomini che decidono di volta in volta se dare o no fiducia a un leader. E se di tradimento si può parlare, non è certo quello di cui gli ascari berlusconiani vanno cianciando in questi giorni. Il tradimento politico è piuttosto quello perpetuato da chi chiede eterna fedeltà ai suoi compagni di strada. Da chi cerca di farsi gli affari suoi; da chi supera ogni confine del decoro e del vivere civile; da chi pretende di impartire ordini. Ma non è finita.

Perché se di tradimento bisogna per forza parlare, allora vero traditore è chi distrugge il buon nome della propria patria nel mondo; chi, ancora, esalta la propaganda invece del buon senso. Vero traditore è chi fa del suo ruolo pubblico un affare privato. E chi non sa rappresentare un intero popolo. Chi non è in grado di fare un passo indietro. Chi si crede inamovibile. Vero traditore è chi calpesta le regole in nome del suo infinito narcisismo. Vero traditore è chi tratta i suoi alleati come se fossero dipendenti. E chi non ha il senso del limite.Se di tradimento ci costringete a parlare, l'unico vero traditore si chiama Silvio Berlusconi.

7 dicembre 2010

berlusconi offende 63 milioni di Italiani.

Berlusconi è convinto (e lo dice pure) che nessuno può sostituirlo a governare l'Italia.

Un fatto è certo, e questo glielo si può CERTIFICARE!!!!

CHIUNQUE IN ITALIA GOVERNEREBBE MEGLIO DI LUI!!!


CHIUNQUE!!!



PERSINO QUEI DEFICIENTI CHE LO ADORANO COME UN DIO!!!!


Chiunque... tranne il sindaco di Firenze... che a quanto pare ne emulerebbe perfettamente le gesta.
Cosa che non farebbe nemmeno il suo più infimo lacché ed adulatore.

Infatti
Renzi per "il bene di Firenze" si prostituirebbe persino (detto papale papale è questo il significato delle sue parole), ebbene, gliela vogliamo porre una domanda facile facile?
E il giorno in cui L'ITALIA INTORNO continuerà ad andare a fuoco che cazzo se te farai di questo "bene effimero" che travolgerà e BRUCERÀ in un solo grande "swaaaaammm" ANCHE la tua Firenze???

Aveva proprio ragione Berlusconi... quelli di sinistra sono proprio dei GRAN COGLIONI!!!
(Compreso il sindaco di... di Firenze ovviamente!!!)


(da Repubblica.it)

L'INTERVISTA

Renzi: "Incontrare Berlusconi?
"Vado oltre le ideologie e lo rifarei"

Il sindaco di Firenze racconta il faccia a faccia con il Cavaliere ad Arcore. E risponde alle critiche di chi lo accusa di aver dimenticato "l'etica". ""Per il bene di Firenze vado dove mi chiamano". Il Cavaliere? "L'ho trovato tutt'altro che rassegnato"

di MATTEO TONELLI ROMA - Il più "berlusconiano" dei democratici incontra il Cavaliere in persona 1. Per di più nella sua villa di Arcore. Succulenta notizia quella del faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e il sindaco di Firenze Matteo Renzi, l'uomo della rottamazione dei dirigenti democratici. Un incontro avvenuto ieri nella villa del Cavaliere. "Doveva rimanere riservato, poi la notizia è filtrata. Comunque sono pronto a rifarlo" dice Renzi che, conscio delle reazioni che la vicenda poteva suscitare, stamattina ha scritto una lunga nota sul suo profilo di Facebook. Un messaggio in cui spiega cosa l'ha spinto fino ad Arcore e rintuzza le critiche di chi gli rimprovera la scelta. Ma, soprattutto, respinge il paragone tra lui e Berlusconi.

"Ci dividono il conto in banca, la concezione di famiglia, il calcio, i vestiti, la linea, i capelli e molte altre cose" ironizza il primo cittadino. Che glissa su quella frase che avrebbe pronunciato il Cavaliere: "Renzi, lei mi assomiglia". Credibile, certo, se si pensa all'affondo del Cavaliere contro i "vecchi maneggioni della politica". Troppo però anche per un democratico "eretico" come il primo cittadino di Firenze. "Non abbiamo parlato di questo, ma solo di Firenze. E comunque non riesco a immaginare un politico più distante da me". Una cosa, però, filtra. E cioè che quello che si è trovato davanti Renzi non sembra essere un premier pronto alla resa ma quasi galvanizzato dall'imminente campagna elettorale. "D'altronde non sa governare - sintetizza il sindaco - ma sotto elezioni è una vera forza della natura".

Sindaco Renzi, come sono andate le cose?
"Qualche tempo fa ci eravamo sentiti per la storia dei rifiuti e io gli ho ricordato che aveva un impegno con Firenze. Sinceramente, vista la situazione politica, non credevo che si facesse vivo. Invece mi ha chiamato. Ad Arcore gli ho chiesto di mantenere gli impegni per Firenze che il Pdl aveva preso in campagna elettorale, a partire dalla legge speciale. Se il governo vuole mantenere gli impegni, l'occasione più logica è il decreto mille proroghe che va in votazione a stretto giro: non sarà una legge speciale e non sti chiedendo di levare soldi ad altri Comuni, ma potrebbe esserci un gesto di attenzione per Firenze".

C'è chi la critica perché l'incontro è avvenuto a casa del premier e non in una sede istituzionale. Sul suo profilo di Facebook qualcuno le titra le orecchie. Come risponde?

"Per il bene di Firenze vado dove mi chiamano. Sicuramente come sindaco io incontro a Palazzo Vecchio e non a casa mia. Ma, in questo caso, ho messo da parte i formalismi e sono andato oltre l'ideologia".

Con quale esito?
"Lo scopriremo solo vivendo"

E l'accusa di avere messo da parte l'etica?

"Rispetto l'opinione di tutti ma io penso che il fatto che in sindaco di Firenze incontri il premier sia un fatto normale. O almeno dovrebbe esserlo".

Come l'hanno presa i vertici del Pd?
"Non so, ma quando mi hanno chiesto di fare bene il sindaco di Firenze: ci sto provando"

Berlusconi come l'ha trovato?
"Tutt'altro che rassegnato".

venerdì 3 dicembre 2010

Chi ha paura di Wikileaks? Parte II.

Pazzesco!
Francamente nessuno di noi si aspettava grandi rivelazioni da Wikileaks. Grandi o sconvolgenti che siano, una persona di media cultura e di media intelligenza sa benissimo che le cose che "appaiono", ovvero le "posizioni ufficiali" son ben diverse dalle cose chi si pensano in privato, o che si scambiano in modo confidenziale fra amici o all'interno di un gruppo.

Così, per esempio, quando Berlusconi definì Obama "abbronzato", sappiamo benissimo che ufficialmente non c'è stata alcuna presa di posizione da parte dell'interessato, ma ciascuno di noi dentro di sé avrà immaginato cosa avrà detto, magari a Michelle (sua moglie) o in modo confidenziale a qualche suo vicino o amico:

"Ma che cazzo dice questo c......?"

Sarebbe stato il minimo che avrebbe detto una persona normale, non credete?

Quindi Wikileaks, che parla delle porcate della guerra in Iraq, o di ciò che pensano i vari "personaggi" della ribalta internazionale sui governanti di questo o quel paese, a costo di sembrare troppo facilone, non vi nascondo che per il sottoscritto tutto sommato erano cose risapute.
Saranno sconvolgenti, (forse, ma non troppo perché tanto continuano a non crederci lo stesso) per i tanti fedelissimi berluscones che hanno ancora (in buona fede) i paraocchi, e coloro che i paraocchi se li mettono apposta, e in mala fede ovviamente.

Ma un fatto è certo: l'informazione VA SEMPRE GARANTITA, anche quando è scomoda!!!

E' in quest'ottica che stamattina mi ha chiamato il mio amico Thomas da New York per dirmi che si stava perpetrando una gran porcata contro wikileaks e che stava raccogliendo le adesioni per una petizione da presentare al Presidente Obama perché la libera informazione anche sui files riservati, una volta divenuti pubblici, venga sempre e comunque garantita.

Mi ha comunicato un episodio increscioso che gli è occorso proprio stamattina, immediatamente dopo aver registrato a suo nome un dominio ( officialwikileaks.com ) e mentre era ancora alle prese con la "costruzione" del file index.php (la prima pagina), il sito era stato appena aperto da qualche minuto, quando già cominciarono a piovere le prime "visite".

Strano!!!
Molto strano!!!
Stranissimo!!!

Normalmente, mi spiegava, le associazioni dei nomi di dominio coi numeri IP impiegano ore e ora prima che vengano "distribuiti" e propagati sui vari servers DNS, e addirittura giorni e giorni prima che i "motori di ricerca" li trovino e li inseriscano nei propri databases.

Tanto per farvi un esempio, se aprite un sito tipo "vattelapesca.com" ci vogliono alcune ore (a volte anche 24 ore) prima che possiate digitare www.vattelapesca.com ed entrare correttamente nel sito.
Non solo, ma posto che voi cerchiate il nome "vattelapesca" con un qualsiasi motore di ricerca, prima che il motore (qualunque motore di ricerca) vi dia l'indirizzo giusto sono necessarie spesso diverse settimane, e a volte persino qualche mese.

Ma non e' finita!

Il mio amico si è visto piovere diverse "visite" dopo appena uno o due minuti dalla sua "apertura" tanto è vero che è stato costretto a bloccarlo per quasi un'ora, per avere il tempo di completarlo.
E la cosa strana è che la prima visita in assoluto e' stata una proveniente dalla Cina!!!


Ora potete andarci, il suo obiettivo, come quello di migliaia e migliaia di altri "internauti" è quello dichiarato di "distribuire capillarmente" le informazione in modo da rendere blando o inefficace il lavoro di eserciti ed eserciti di hackers o presunti tali che a quanto pare la Casa Bianca sta tentando di ingaggiare.

Un vero hacker (uno che lo fa per scelta ideologica) non tradirebbe mai la sua idea e non riuscirebbero mai ad ingaggiarlo, neanche sotto tortura.

Il sito (uno dei tanti) che si propone di essere un "mirror" di wikileaks è il seguente:

http://www.officialwikileaks.com

(la nota sotto invece l'abbiamo tratta dal Corriere.it)

Vita Digitale
03/12/2010

Wikileaks "scompare" dalla Rete

Scritto da: Federico Cella alle 17:28

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Se Internet fosse uno spazio fisico si potrebbe dire che si sta creando il vuoto intorno a Wikileaks. I primi a prendere le distanze dal sito che ha messo a disposizione i cablogrammi delle ambasciate americane sono stati Amazon e Tableau Software. Il sito di Jeff Bezos i giorni scorsi aveva sfrattato il sito del gruppo di Assange dai propri server, spiegando il provvedimento con la violazione del contratto che regola “l’uso responsabile” degli strumenti messi a disposizione, e negando che invece la decisione abbia fatto seguito a pressioni politiche – il senatore Lieberman, presidente della Commissione sulla sicurezza nazionale, aveva chiesto chiarimenti sui legami tra Amazon e Wikileaks – o agli attacchi informatici al dominio del sito che “erano stati respinti con successo”. Tableau Public, il software gratuito usato per mettere online i grafici dei cablogrammi diplomatici, ha invece spiegato che la decisione “non facile” di negare l’utilizzo del proprio programma è legata al fatto che Wikileaks “non aveva diritto di divulgare i file”. Sul blog dell’azienda però viene anche aggiunto che “la scelta è anche legata alla pubblica richiesta del senatore Lieberman alle organizzazioni che in qualche modo ospitano Wikileaks di mettere fine al rapporto con il sito”.

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Il colpo di grazia è però arrivato quando in Italia erano le quattro di venerdì notte: il provider americano EveryDNS.net ha smesso di direzionare il traffico della Rete su Wikileaks.org. Di fatto rendendo il sito invisibile su Internet per diverse ore. Sei per la precisione, prima cioè che il sito tornasse visibile su un nuovo dominio, cioè Wikileaks.ch, un indirizzo svizzero che al momento è diventato quello ufficiale per rimanere sintonizzati sui “leaks” pubblicati dal gruppo. In realtà gli ormai rinomati server del bunker svedese della Bahnhof (nella foto) hanno continuato a “servire” il sito a chi ne faceva richiesta, ma non più a un indirizzo “intelleggibile” come appunto Wikileaks.org, bensì a quello numerico, cioè sull’indirizzo IP 213.251.145.96 (a cui ora viene ridiretto il nuovo 88.80.13.160). Non rintracciabile a meno di utilizzare alcuni strumenti in Rete – o plugin del browser – comunque non di facile utilizzo per la maggior parte degli utenti della Rete. “E’ stata di fatto cancellata l’associazione dell’indirizzo al dominio”, ci ha spiegato Antonio Forzieri, security evangelist di Symantec. “E’ un po’ come se chiedessimo a un postino di consegnare una lettera a Tal dei Tali senza però fornirgli l’indirizzo dove recapitarla. Se per un caso il postino conosce il destinatario di persona – cioè se noi conosciamo l’indirizzo IP – la consegna andrà a buon fine. Altrimenti, pur con tutta la buona volontà, il postino non saprà proprio dove andare”.

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Su Twitter, ormai una sorta di ufficio stampa attivo 24 ore su 24, viaggiano le due versioni di quanto accaduto, quella di EveryDNS.net e quella di Wikileaks. Sul profilo dell’azienda americana si spiega come il provvedimento sia seguito agli attacchi informatici all’indirizzo Wikileaks.org. “Il membro non deve interferire con l’utilizzo del servizio da parte degli altri soggetti”. In questo caso i gigabyte di richieste fasulle al dominio – gli attacchi chiamati Ddos, “Distributed denial of service” - hanno messo a rischio l’accesso agli altri 500 mila siti gestiti da provider. “Ma la pratica di disabilitare la risoluzione dell’indirizzo è comunque anomala”, spiega Forzieri (foto), “e ben poco fair. Anche perché dovrebbe essere chi fornisce il servizio stesso a prendere le contromisure contro gli attacchi Ddos. Anche se questi, devo dire, avevano una “potenza di fuoco” incredibile, che è ben difficile da reperire sul mercato nero. Ed è comunque un’operazione costosa”.

keeousstrong.JPGIl Twitter di Wikileaks infatti riporta una versione ben diversa dell’accaduto che si riassume con la frase: “Il sito è stato ucciso dagli Stati Uniti”. E ora al nuovo indirizzo è comparso un banner che invita a fare donazioni all’associazione “per aiutare Wikileaks a mantenere i governi trasparenti”. Con la consapevolezza che i motori di ricerca ci metteranno un po’ di ore a indicizzare il nuovo indirizzo del sito e dunque a renderlo di nuovo facilmente rintracciabile dalla Rete. Dove già si vocifera che Assange, uomo collettivo ormai assurto – a prescindere dal giudizio sul suo operato – al ruolo di sciamano digitale, abbia in mente una qualche nuova mossa per non perdere ulteriore terreno nello spazio non fisico della Rete.

Italia appiattita, senza legge e senza speranza!

Cosa pretendevamo di più?

Quando "l'uomo più invidiato dagli italiani" afferma che è immorale pagare le tasse.
Quando esalta le furberie e delegittima coloro che dovrebbero far rispettare le Leggi...
Quando da 20 anni parla di "riforma delle Giustizia" e poi l'unica riforma che intende e attua è quella di SMOBILITARLA.
Quando automaticamente cerca di delegittimare e vanificare TUTTE LE LEGGI esistenti, per soppiantarle con una sola legge, la sua:

QUI COMANDO IO E BASTA!!!

E noi italiani siamo sbandati...
Però continuiamo ad amarlo... come una cucina: il più amato dagli italiani!!!

Alla faccia dei leghisti e degli ultra nazionalisti, ci sarebbe quasi da dire: meno male che in Italia ci sono gli stranieri e gli extracomunitari; forse loro riusciranno a costruire un'Italia migliore.

(da ANSA.it)

Italia appiattita, senza più legge né desiderio

Rapporto sulla situazione sociale del Paese, serve vigore per affrontare le nuove sfide

03 dicembre, 11:00

Donne straniere in Italia
Donne straniere in Italia

ROMA - Un'Italia "appiattita" che stenta a ripartire, un inconscio collettivo senza piu' legge ne' desiderio: e' l'analisi impietosa del Censis, contenuta nel 44.mo Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2010, presentato oggi a Roma dal presidente del centro studi, Giuseppe de Rita e dal direttore generale, Giuseppe Roma.

Abbiamo resistito ai mesi piu' drammatici della crisi, dice il Censis, seppure con una "evidente fatica del vivere e dolorose emarginazioni occupazionali". Ma ora sorge il dubbio che, anche se ripartisse la marcia dello sviluppo, la nostra societa' non avrebbe lo spessore e il vigore adeguati alle sfide che dovremo affrontare.

Il Censis registra un "declino parallelo" della legge e del desiderio. E siccome, dicono, non esistono attualmente in Italia sedi di auctoritas che potrebbero ridare forza alla "legge", la "virtu' civile" necessaria per riattivare la dinamica di una societa' troppo appagata e appiattita e' quella di "tornare a desiderare". Spiega il Censis che i nostri riferimenti alti e nobili (l'eredita' risorgimentale, il laico primato dello Stato, la cultura del riformismo) si sono appiattiti, soppiantati dalla delusione.

Non riusciamo piu' a individuare un dispositivo di fondo che disciplini comportamenti, atteggiamenti, valori. Si afferma così una "diffusa e inquietante sregolazione pulsionale": negli episodi di violenza familiare, nel bullismo, nel gusto apatico di compiere delitti comuni, nella tendenza a facili godimenti sessuali, nella ricerca di un eccesso di stimolazione esterna che supplisca al vuoto interiore, nel ricambio febbrile degli oggetti da acquisire e godere, nella ricerca demenziale di esperienze che sfidano la morte (come il balconing). "Siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall'annullamento degli interessi e dei conflitti" dice il Censis.

Ogni giorno di più, secondo il centro studi, il desiderio diventa esangue, indebolito dall'appagamento derivante dalla soddisfazione di desideri covati per decenni (dalla casa di proprietà alle vacanze) o indebolito dal primato dell'offerta di oggetti in realtà mai desiderati (con bambini obbligati a godere di giocattoli mai chiesti e adulti al sesto tipo di telefono cellulare). Così, all'inconscio manca oggi la materia prima su cui lavorare, cioè il desiderio.

Per vincere il nichilismo dell'indifferenza generalizzata, dunque, per il Censis occorre tornare a desiderare. E attualmente tre sono i processi in cui sono ravvisabili germi di desiderio: la crescita di comportamenti "apolidi" legati al primato della competitività internazionale (gli imprenditori e i giovani che lavorano e studiano all'estero), i nuovi reticoli di rappresentanza nel mondo delle imprese e il lento formarsi di un tessuto federalista, la propensione a fare comunità in luoghi a misura d'uomo (borghi, paesi o piccole città).


giovedì 2 dicembre 2010

Silvio malato e rovinato dalla troppe feste? Tutte balle!!!

In effetti questo dispaccio era di ottobre 2009 e s'è rivelato una balla colossale!

Silvio Berlusconi infatti è ancora vivo!

Se fosse stata vera quella diagnosi, a quest'ora dovrebbe essere già morto...

(da L'Unità.it)


Wikileaks: «Silvio malato, test medici un disastro»

La passione di Silvio Berlusconi per le feste ha minato la sua salute. In un dispaccio dell'ambasciata Usa a Roma dell'ottobre del 2009, viene riportata una confidenza di un personaggio politico del suo schieramento: ''I risultati dei test medici su Silvio Berlusconi hanno rivelato un vero disastro. Siamo tutti preoccupati della sua salute''. Lo riporta il Guardian online.
2 dicembre 2010

Carcere per chi disturba i cacciatori...

.
E per chi li ammazza???
Quanto gli danno a uno se per legittima difesa (degli animali che ama) ne ammazza uno?

Quasi quasi, a chi ama gli animali... non conviene disturbarli... i poveri cacciatori!!!

(da direttanews.it)


Pdl-Fli-Udc-Lega: un anno di carcere per chi disturberà i cacciatori

IL CENTRO DESTRA VUOLE LA GALERA PER CHI FARA’ OSTRUZIONISMO CONTRO LA CACCIADisturbare cacciatori e pescatori potrebbe costare la galera. La legge non lo prevede ancora, ma si rischierà di finire in carcere per un anno, pagando anche una multa di 2mila 400 euro, se il Parlamento darà il via libera alla proposta presentata in Senato da Pdl, Fli, Udc e Lega.

L’obiettivo è quello di inserire nel codice penale l’articolo 660-bis che introduce il reato di «turbativa, di ostacolo ed impedimento agli atti di caccia e pesca» e all’attività degli impienti di cattura della fauna selvatica. Caccia e pesca, spiega il senatore del Pdl Valerio Carrara, primo firmatario del disegno di legge, «condizionano la vita dell’uomo da tempo immemorabile: per secoli la sopravvivenza della specie umana è stata garantita proprio dalle catture degli animali selvatici e dei pesci». Oggi caccia e pesca non sono più una questione di mera sopravvivenza, ma hanno assunto «valenze di segno diverso: sono -sottolinea Carrara- un patrimonio culturale tramandato di padre in figlio. La caccia, in particolare è elemento di una tradizione legata fortemente alla terra ed ai valori della ruralità». L’attività venatoria inoltre, insiste Carrara, è divenuta un efficace strumento di ‘regolazione’ della fauna attraverso una serie mirata di interventi «che non si estrinsecano più, come in passato, esclusivamente in azioni di prelievo di animali dall’ambiente». Ma c’è, attacca Carrara, «chi è ideologicamente contrario, e purtroppo nel nostro Paese alcuni sedicenti animalisti-ambientalisti sono passati dalle parole alle vie di fatto, trasformando l’opposizione ideologica in atti di vero e proprio ‘ostruzionismo’, anche violenti: appostamenti di caccia dati alle fiamme o danneggiati in modo grave; gomme tagliate alle auto dei cacciatori; azioni di disturbo con sirene e campanacci sui terreni di caccia per ostacolare l’attività venatoria».

I cacciatori e i pescatori, ricorda Carrara, pagano ogni anno una tassa di concessione statale ed una regionale, «ed è giusto che lo Stato assicuri loro la possibilità di esercitare l’attività, peraltro autorizzata attraverso apposite licenze». Tra l’altro, argomenta il senatore del Pdl, «per poter svolgere l’attività venatoria occorre avere particolari requisiti psico-fisici e conseguire un’abilitazione tecnica, non facile ad ottenersi, rilasciata dalle strutture pubbliche competenti». «Ecco perché -sottolinea Carrara- occorre introdurre nel codice penale una norma, con valenza deterrente, che valga a rendere effettiva la tutela dell’ordine e della tranquillità che potrebbero essere turbati e messi in pericolo dal ‘contatto’ con sedicenti amanti della natura, determinati a disturbare o ostacolare l’attività venatoria». Insomma, un reato di ‘turbativa, ostacolo e impedimento’ all’attività di caccia e pesca, come quello introdotto recentemente nell’ordinamento francese. Un nuovo reato che verrebbe punito con l’arresto fino a 6 mesi o, in alternativa, con un’ammenda fino a 1.200 euro se a commetterlo è una singola persona. Se invece l’ostruzionismo è opera di più persone, allora la pena aumenta e si rischia di finire in galera per un anno, pagando, questa volta obbligatoriamente, una multa che può arrivare fino a 2mila 400 euro.

Fonte: Adnkronos


(Aforisma - Anonimo) SOLTANTO I VILI MASSACRANO ALTRI ESSERI DEBOLI E INDIFESI!!!


Berlusconi, l'evoluzione: Io amo l'Italia... io sono l'Italia... io curo SOLO gli interessi dell'Italia!

Non c'è bisogno di aggiungere altre parole.

Dobbiamo tutti riconoscere che lui cura SOLTANTO gli interessi dell'Italia, perché l'Italia È LUI!!!

L'ITALIA È IL SUO PAESE!!!
E LUI È IL SUO PAESE!!!


(dal Corriere.it)

E Frattini: «Non contano quei documenti, conta quello che ha detto la Clinton»

«Faccio solo l'interesse del mio Paese»
Franceschini: il premier smentisca in aula

Berlusconi e le rivelazioni di Wikileaks: «Gli Usa sanno bene che non ho interessi con altre nazioni»

E Frattini: «Non contano quei documenti, conta quello che ha detto la Clinton»

«Faccio solo l'interesse del mio Paese»
Franceschini: il premier smentisca in aula

Berlusconi e le rivelazioni di Wikileaks: «Gli Usa sanno bene che non ho interessi con altre nazioni»

Hillary Clinton e Silvio Berlusconi al vertice Osce di Astana (Ansa)
Hillary Clinton e Silvio Berlusconi al vertice Osce di Astana (Ansa)
MILANO - Le informative inviate a Washington dall'ex ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli, e dai diplomatici statunitensi operativi in altre capitali europee, evidenziano i timori e perplessità di Washington per il filo diretto venutosi a creare tra Berlusconi e Putin e sulle implicazioni politico-economiche che questo comporta. Il premier italiano, tuttavia, ancora una volta, liquida come gossip la nuova ondata di documenti riservati diffusi nella notte da Wikileaks, il sito di Julian Assange che ha deciso di rendere noti i contenuti del materiale «top secret» accumulato nei propri archivi. «Gli Stati Uniti hanno chiarissimo che non ho assolutamente nessun interesse con nessun altro Paese - ha detto Berlusconi a margine del vertice Osce in Kazakhstan-, che non ci sono assolutamente interessi personali ma che io curo soltanto l'interesse degli italiani e del mio Paese».

«RAPPORTI SEMPRE SOLIDI» - «I rapporti con gli Usa non sono mai venuti meno - ha detto ancora Berlusconi commentando l'esito del bilaterale avuto mercoledì con il segretario di Stato americano, Hillary Clinton -. Non sono mai stati messi in dubbio e sono sempre stati solidi»

«CONTANO PAROLE CLINTON» - Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è intervenuto sulla questione spiegando che «quello che conta sono le dichiarazioni pubbliche di Hillary Clinton, sia per quanto riguarda l'importanza del lavoro italiano per riportare la Russia verso la Nato, sia per l'effetto di stabilizzazione che l'Italia ha giocato a favore della situazione georgiana durante la grande crisi dell'agosto del 2008». Il segretario di Stato Usa aveva parlato al vertice di Astana spiegando di considerare l'Italia «l'amico migliore» per come lo stesso Berlusconi ha sostenuto, nel corso dei suoi mandati, tre diversi presidenti americani: il marito Bill Clinton, George Bush e Barack Obama.

FRANCESCHINI: BERLUSCONI SMENTISCA IN AULA - Il presidente dei deputati del Pd, Dario Franceschini, ha chiesto in Aula alla Camera che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi «venga in Parlamento a smentire» i dispacci diffusi da Wikileaks sugli affari con il presidente russo Vladimir Putin. «Sono affermazioni gravissime» quelle dell’ex ambasciatore americano a Roma svelate dal sito di Assange, secondo il democratico. Alla richiesta di Franceschini si è associata l’Italia dei Valori, mentre il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha replicato: «Facciano i conti con il loro passato, quando il punto di riferimento era proprio l’Unione Sovietica. E poi vedo che il Pd non fa i conti con quello che ha detto ieri Hillary Clinton perché gli dà fastidio e reputano che la loro azione contro il premier debba riguardare anche il prestigio dell’Italia. Si tratta di autolesionismo dal punto di vista internazionale».

martedì 30 novembre 2010

S'io fossi uno studente...

S'io fossi uno studente...
Certo lo sono stato.
Negli anni '60 ero anch'io uno studente.
Nel 67 iniziai a lavorare, nel 68 al grido di:

Operai! Studenti! Uniti nella lotta!

ho fatto IL MIO '68 e avevo "appena" 22 anni.

E appena pochi anni prima la polizia usava sparare sui manifestanti.

Nel '68 no!!!
L'aria stava cambiando.

Nel '69 il ministro del lavoro Donat Cattin ebbe a dire una frase lapidaria a chi lo invitava ad usare il polso forte verso i lavoratori in sciopero:

IO SONO IL MINISTRO DEI LAVORATORI, più che IL MINISTRO DEL LAVORO!!!

Ed era un democristiano!!!

Cazzo!!!
Eppure, nessuno di loro (Ministri o Chicchessia) si permise MAI di dire agli studenti di andare a studiare!

Come minimo lo avrebbero mandato a cagare, e non solo metaforicamente!!!

E io che ero un "lavoratore studente" e quindi coi "polsi duri" e col "cervello aperto", a chiunque avesse detto una frase del genere glielo avrei GRIDATO FORTE:

VAI A CAGARE!!!



(Dal Corriere.it)

Passa un emendamento di Fli su cui c'era il parere contrario dell'esecutivo

Riforma università: governo, doppio ko Berlusconi: «Andate a studiare»

Il premier: «Gli studenti veri stanno a casa a studiare, quelli in giro a protestare sono dei centri sociali»


Passa un emendamento di Fli su cui c'era il parere contrario dell'esecutivo

Riforma università: governo, doppio ko Berlusconi: «Andate a studiare»

Il premier: «Gli studenti veri stanno a casa a studiare, quelli in giro a protestare sono dei centri sociali»

Il tabellone luminoso di Montecitorio che certifica il sì all'emendamento Granata su cui il governo aveva espresso parere contrario (Ansa)
Il tabellone luminoso di Montecitorio che certifica il sì all'emendamento Granata su cui il governo aveva espresso parere contrario (Ansa)
MILANO - La riforma dell'università continua ad essere una vera e propria via crucis per il governo. Dopo le sconfitte dei giorni scorsi l'esecutivo è stato ancora una volta battuto due volte nell'Aula della Camera. La prima volta su un emendamento del gruppo di Futuro e Libertà all'articolo 19 della riforma dell'Università, relativo agli assegni di ricerca. Il testo, su cui c'era il parere contrario di governo e commissione Bilancio, è stato approvato con 277 sì e 257 no. L'emendamento, a firma di Fabio Granata, è relativo, come detto, all'articolo 19 sugli assegni di ricerca che prevede che la norma non possa portare «oneri aggiuntivi» anziché «nuovi o maggiori oneri» com'era la versione precedente. La relatrice Paola Frassinetti, Pdl, minimizza, spiegando che si tratta di un emendamento «tecnico» che non incide sull'impianto della riforma.

SECONDO KO - La seconda volta il governo è andato sotto su tre emendamenti identici di Fli, Api e Pd che prevedono la soppressione della «clausola di salvaguardia» inserita nella riforma dell'università. Con l'approvazione degli emendamenti è stata eliminata la norma che prevedeva una sorta di «commissariamento» per il Ministero dell'Istruzione da parte del ministero dell'Economia nel caso in cui si fossero verificati o fossero in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di spesa.
La discussione del ddl era iniziata in contemporanea alle manifestazioni e ai cortei che i coordinamenti di studenti, ricercatori e dottorandi hanno organizzato in tutta Italia per chiedere all'esecutivo di fare dietrofront su una riforma che viene considerata penalizzante.

«ANDATE A STUDIARE» - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di rientro a Palazzo Grazioli, ha liquidato le manifestazioni dicendo che «gli studenti veri stanno a casa a studiare, quelli in giro a protestare sono dei centri sociali e sono fuori corso». E quanto al ddl in discussione alla Camera ha spiegato che «quella in Parlamento è una buona riforma che favorisce gli studenti, i professori e più in generale tutto il mondo accademico e dunque deve passare se vogliamo finalmente ammodernare l'università». Quanto alle critiche arrivate da più parti, il capo del governo ha rilevato che «è stata discussa con tutte le parti in causa, modificata, migliorata e credo che meglio di così non si potesse proprio fare». Inoltre, ha aggiunto, «introduce maggiore meritocrazia ed è davvero un vantaggio per tutti».

FINI - Critico sulle manifestazioni anche il presidente della Camera Gian Franco Fini: «Gli estremisti che hanno bloccato Roma e causato gravi incidenti non hanno reso un buon servizio alla stragrande maggioranza di studenti scesi in piazza con motivazioni non totalmente condivisibili ma certamente animate da una positiva volontà di partecipazione e di miglioramento delle condizioni della nostra Università». «Per questo - conclude - esprimo la mia solidarietà alle forze di polizia, ai cittadini romani e ai tantissimi giovani in buona fede, la cui protesta è stata strumentalizzata».

SCHIFANI - «I gravi incidenti che oggi hanno paralizzato la città di Roma non hanno certamente giovato alla vita democratica e a chi voleva manifestare pacificamente» sostiene il presidente del Senato, Renato Schifani. «Gli attacchi alle forze dell'ordine - osserva Schifani - sono da condannare assieme ad ogni altra forma di violenza e di facile strumentalizzazione».

BERSANI - Di tutt'altro parere il leader del Pd Pier Luigi Bersani che spiega: «Mi pare che nella stragrande maggioranza studenti e ricercatori si sono mossi in modo pacifico. Ha impressionato la città militarizzata, mai vista Roma così, e se si è arrivati a questa tensione è per irresponsabilità del governo che ha perso la testa e la presa sui problemi del paese». Bersani attacca il governo sottolinendo che «non sarà in grado di portare a termine questa riforma nella sua applicazione». «Non riapriamo il tema di chi è fuori corso perchè creerebbe nella maggioranza più imbarazzi di quelli provocati da Wikileaks» ha aggiunto il segretario del Pd rispondendo ai giornalisti sulle affermazioni del premier Berlusconi sul fatto che i «bravi» studenti sono a casa a studiare e non in piazza.

POLEMICA SICUREZZA- Roma è stata «assediata da una vera e propria tenaglia militare, che ricorda altre epoche e altre capitali: Roma blindata e sequestrata come Santiago del Cile» ai tempi di Pinochet fa eco a Bersani Nichi Vendola, presidente di Sinistra ecologia libertà, sulla gestione dell'ordine pubblico da parte del ministro dell'Interno, Roberto Maroni.
E da quest'ultimo arriva immediata la replica alle accuse di Vendola: « «Io ho il compito di gestire l'ordine pubblico e evitare incidenti e l'assalto ai luoghi sacri della democrazia, come avvenuto la scorsa settimana in Senato. E mi pare che tutto sta avvenendo con grande responsabilità delle forze dell'ordine che hanno subito violenza e stanno gestendo una situazione molto complicata».

LA NORMA ANTI-PARENTOPOLI - Tra gli altri voti collegati al ddl di riforma universitaria va segnalato quello sulla norma cosiddetta «anti-parentopoli». La proposta del governo, concretizzata in un subemendamento della commissione, è passata con il voto favorevole di maggioranza e opposizione. A favore ha votato anche Fli, mentre dall'Idv è giunto un voto contrario. La nuova norma prevede che siano esclusi dalla chiamata candidati che siano parenti e affini «fino al quarto grado compreso, un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata; o con il rettore, il direttore generale o con un consigliere di amministrazione dell'ateneo». Contraria l'Idv, che pure ha presentato un emendamento anti-parentopoli perchè, come ha spiegato in aula Borghesi, «un professore, con una lettera di appena due righe può facilmente uscire da un dipartimento e il giorno stesso, con un altrettanto breve missiva, rientrarvi. Non va inoltre dimenticato che, secondo la Cassazione, nepotismo e familismo sono reati. Questo subemendamento che propone la nuova linea del governo, svuota di contenuto il nostro emendamento. Per questo non possiamo votarlo».

LIMITI PER I DOCENTI A CONTRATTO - Un altro emendamento, quello presentato dall'on Mazzarella del Pd, avrà invece come effetto lo stop alla proliferazione dei docenti a contratto nelle università. Il testo è stato appoggiato anche dalla maggioranza e prevede che «i contratti a titolo gratuito non possono superare nell'anno accademico il 5% dell'organico dei professori e ricercatori di ruolo in servizio presso l'ateneo». Inoltre, in base ad un emendamento a prima firma di Latteri, Gruppo Misto, i contratti di docenza (oggi spesso abusati per coprire i vuoti di organico) possono essere rinnovati per «un periodo massimo di cinque anni».

lunedì 29 novembre 2010

Oggi ultima puntata di Vieni via con me.

(da micromega)

29 novembre 2010

Oggi tutti davanti alla tv per l'ultima puntata di "Vieni via con me"
Gira sul web questo appello, che più “moderato” non si può. Non sappiamo chi lo abbia lanciato, ma siamo felici di diffonderlo.
MicroMega

In tutta Italia sta partendo una iniziativa eccezionale, un gigantesco flash mob:

TUTTI davanti alla televisione lunedì 29 novembre, a guardare l'ultima puntata di VIENI VIA CON ME.

E' una importante occasione per fare un piccolo gesto, che può diventare un grande segnale:

- per dire che questa Italia non è completamente assopita e indifferente al suo degrado e vuole dire basta
- per dimostrare alla Rai, con un picco di audience, che questi programmi vanno incentivati, che la cultura in tv è possibile e seguita
- perché Fazio e Saviano e gli altri autori e chi ha partecipato ci ha messo la faccia
- per dire a loro che il loro sforzo è condiviso e apprezzato
- per dire a chi spera che tutto torni nel silenzio che gli italiani vogliono continuare, anzi ricominciare, a prendersi cura del proprio paese
- per dire ai politici che gli italiani ne hanno abbastanza delle loro beghe di casta, che esigono un rinnovamento

Se saremo 15, 20 milioni davanti alla tv, avremo dato un grande segnale alla politica

E' un piccolo gesto, ma Fazio e Saviano se lo meritano. E se lo merita anche l'Italia che vuole fermare il degrado.

Se credi in questa iniziativa, diffondi questo messaggio a tutti i tuoi contatti.
La prepotenza totalitaria del movimento pro-vita di Paolo Flores d'Arcais La pretesa del movimento cosiddetto “pro-vita” di avere nella trasmissione “Vieni con me” uno spazio riparatorio per quello dato alla signora Welby e a Beppino Englaro è una mostruosità dalle molte facce, emblematiche dell’oscurantismo e dei rovesciamenti semantici orwelliani in cui il regime ha precipitato il paese.

Prima indecente manipolazione: il movimento cosiddetto “pro-vita” finge di chiedere una presenza da Saviano e Fazio per difendere il diritto dei malati in condizioni tragiche come quella di Welby, o di persone da anni in coma vegetativo permanente (come Eluana), di ricevere le cure e l’assistenza adeguate. Ma c’è qualcuno che abbia mai messo in discussione tale diritto? Se questo è il tema, gli “antagonisti” dei cosiddetti “pro-vita” non sono certo le famiglie Welby e Englaro, né Saviano e Fazio, ma semmai un’indecente politica del governo che sulla sanità ha tagliato a man bassa, e non fornisce ai malati terminali (e a molti altri) tutto il sostegno che sarebbe doveroso, quale che ne sia il costo.

Perché allora il movimento cosiddetto “pro-vita” pensa di aver diritto a uno spazio analogo a quello di Englaro e Welby, visto che tutti – tranne il governo – siamo d’accordo nell’esigere ogni genere di cura e assistenza per i malati terminali che ne vogliano fare uso? Perché il movimento cosiddetto “pro-vita” pretende che tali malati ne DEBBANO fare uso anche se non vogliono. Mentre Englaro e Welby hanno sempre e solo chiesto che ciascuno possa decidere in libertà e veda rispettato dal sistema sanitario la propria decisione di coscienza. Di questo si è occupato “Vieni via con me”: non della tragedia di una malattia e di una disgrazia terribile, nella quale sono accomunati Welby, Eluana e coloro che il movimento cosiddetto “pro-vita” dichiara di rappresentare. Ma delle vittime di una ulteriore tragedia, voluta dagli uomini e non dal caso: che, nell’orizzonte di una condanna a morte senza colpa alcuna (questa è una malattia terminale, o lo stato vegetativo permanente) viene anche condannato – per crudeltà degli uomini sani – a passare l’attesa dell’esecuzione nella ferocia della tortura inenarrabile.

C’è infatti una asimmetria assoluta tra la richiesta dei Welby e degli Englaro e le pretese dei cosiddetti “pro-vita”. I primi chiedono che sia rispettato la propria scelta sulla propria vita, senza sognarsi di imporla e neppure di suggerirla agli altri compagni di sventura. I secondi all’opposto pretendono di costringere tutti, con la forza del braccio secolare della legge, a condividere la propria. Se la decisione di ciascuno sulla propria vita fosse garantita, come dovrebbe essere in qualsiasi paese che si dichiari civile e che sbandieri il principio della eguale dignità fra le persone, Saviano e Fazio non avrebbero invitato nessuno in trasmissione, perché non sarebbero mai esistiti un “caso Welby” e un “caso Englaro”.

Welby chiedeva solo che sulla propria vita fosse lui a decidere, anziché il cardinal Ruini, Beppino Englaro chiedeva solo che sullo stato vegetativo di Eluana decidesse la volontà espressa da Eluana, anziché quella del cardinal Bagnasco. Saviano e Fazio avrebbero il dovere civile di invitare i cosiddetti “pro-vita” (e lo avrebbero certamente fatto) se ci fosse un movimento o una legge che pretende di imporre a tutti i malati terminali la scelta di Welby, l’obbligo – anziché la libertà – di staccare la spina. Ma una prepotenza del genere non è mai venuta in mente a nessuno. O meglio: potrebbe essere la conseguenza inattesa proprio della logica del movimento cosiddetto “pro-vita”. Perché se sulla mia vita o la tua, amico lettore, o la vostra, signori della cosiddetta “pro-vita”, non ha titolo a decidere esclusivamente chi la propria vita la vive, ma la maggioranza di governo del momento, quella maggioranza domani potrebbe imporre di staccare la spina a tutti, anche a chi non vuole, magari invocando motivi di budget. Una mostruosità totalitaria. Come qualsiasi pretesa che sulla tua vita decida il governo anziché tu stesso.

www.micromega.net

domenica 28 novembre 2010

Il risveglio del dinosauro.


Pare che stavolta Fini faccia sul serio? Macché, era tutta una burla!
Pesce d'aprile!!!

La lettera di sfiducia a Berlusconi? La scrisse Bossi

di Generazione Italia

Era il 21 dicembre 1994. Con le stesse parole che abbiamo riportato qualche ora fa in questo articolo a firma Generazione Italia, Umberto Bossi annunciava la sua sfiducia a Silvio Berlusconi dopo pochissimi mesi dalla vittoria alle elezioni. Abbiamo utilizzato il discorso dell’allora onorevole Bossi anche per replicare alle accuse di tradimento che ci piovono addosso dal Pdl e dalla Lega Nord. Chi ha replicato al nostro “scherzo” con parole al vetriolo, farebbe bene a pensare prima di ragliare.

On. Presidente,
Generazione Italia considera conclusa negativamente l’esperienza di questo Governo che, come fosse un suo feudo personale, ha presieduto.
I patti richiedevano l’immediata approvazione di una legge antitrust che eliminasse il monopolio di Mediaset e che favorisse il rinnovo strutturale della Rai restituendo ai media la loro libertà e democratica funzione per informare imparzialmente ed obiettivamente l’opinione pubblica.
I patti richiedevano la netta separazione tra gli interessi personali dal Capo del Governo e la sua funzione di altissimo Pubblico Ufficiale.
Lei in campagna elettorale ha promesso di risolvere il secolare problema meridionale, di garantire la pace sociale, di sostenere la piccola e me… leggi tutto

...........

continua su http://www.generazioneitalia.it


Secondo me Berlusconi a Napoli fa scoppiare apposta la questione rifiuti...

E perché chiederete voi?

Secondo me a lui l'aria di Napoli lo attizza e siccome ogni volta che ci va (normalmente) ci trova sempre tanti, troppi paparazzi, ad attenderlo e a scattargli tante foto compromettenti... cosa c'è di meglio di una "emergenza" come alibi per potersi andare a fare una scopata tranquilla sotto il cielo di Napoli?

E poi scusate, stavolta lei è una maggiorenne eh... quindi non rompete le palle, e oltre che "utilizzatore finale" stavolta la merce è assolutamente legale... (e tu Santanché, aspetta a presentare quel cazzo di legge sulla prostituzione, CRIBBIO!!!).


(da IlSalvagente.it)

Nell'agenda di Berlusconi alle 14 c'è Elena Russo

I fotografi rubano un appuntamento riservato. Lo spot dell'attrice per Napoli.

Ancora notizie piccanti dall'agenda quotidiana di Berlusconi. Era già successo due anni fa, ma la scena si ripete e i fotografi immortalano un altro appuntamento piacevole per Berlusconi. Dopo l'ultimo Consiglio dei ministri, quello di ieri, nell'agenda del presidente del Consiglio si può leggeret, tra i vari impegni della giornati stampati dalla segreteria e corretti poi a mano da Berlusconi quello con Elena Russo, una bella attrice che gli sta particolarmente a cuore.Tra "Crimi (+1)" a Palazzo Grazioli alle ore 13 e la "registrazione audio messaggio" per i Promotori della libertà alle 14,45, alle 14 c'è un appuntamento con l'attrice.


Un'attrice molto cara a Berlusconi


Non è la prima volta che le strade della della Elena e di Berlusconi si incrociano. Il nome dell'attrice - come ricorda Il Corriere della Sera - "era tra quelli citati nelle intercettazioni dell'inchiesta della Procura di Napoli. Nel 2007 erano state registrate alcune conversazioni del premier con l'allora direttore di Rai Fiction Agostino Saccà, che aveva promesso d'interessarsi a impegni da realizzare in Rai.


Testimonial per uno spot a favore di Napoli

Un precedente che aveva fatto nascere più d'un dubbio quando, nel 2009, Elena Russo era stata scelta come testimonial in uno spot a favore di Napoli, pagato dal governo per ridare immagine al capoluogo campano ripulito (all'epoca) dopo la prima emergenza rifiuti.
La Russo aveva risposto alle insinuazioni difendendo la propria professionalità in un'intervista: "Non sono una raccomandata. Lo spot - aveva spiegato Elena Russo - è stato realizzato da una prestigiosa agenzia, con uno staff creativo d'eccellenza e da un regista del valore di Fabrizio Ferri. Oltre a me c'erano altre due candidate. Sono stata scelta secondo un iter classico - aveva raccontato l'attrice napoletana- in base a delle valutazioni professionali, a dei provini, al curriculum. Lavoro ormai da tanti anni e certe parole, il riproporre ancora questa storia, mi sembra pesante".
Che ci sia in ballo ancora una volta uno spot? Potrebbe anche essere, tanto - dopo 2 anni - la situazione dei rifiuti a Napoli non è migliorata. Anzi...

Fini, Fini, cosa combini?

E fu così che con una sola affermazione Fini ha infilato la testa dentro un cappio e ha tentato di suicidarsi!

Non c'è ancora riuscito, per carità, ma cosa c'è da aspettarsi da chi da un lato esalta l'istruzione e dall'altra afferma sic et sempliciter che QUESTA riforma Gelmini è santa e giusta e che la voterà?

Che cos'è questo se non un tentato suicidio (politico)?
Cosa voleva fare con quella affermazione?
Forse "accattivarsi" le simpatie (e l'adesione a FLI) di qualche "sostenitore" ottuso di questa riforma o addirittura della stessa Gelmini?

Comunque sia è un problema di scelte.
Lui ha scelto di votare la riforma Gelmini perché la ritiene santa e giusta?

Noi, che siamo più terra terra, questa "riforma" la riteniamo come la "DISTRUZIONE" dell'ISTRUZIONE!!!



Fini a Lecce contestato dagli studenti. ‘I suoi sono slogan, dirà sì alla riforma’

Lecce (salento) - Teso l’incontro con prof e universitari in Rettorato. “No ai tagli”, ma, interrogato sul programma alternativo alle decurtazioni che contesta, è impreparato. Teso l’incontro di ieri mattina del presidente della Camera Gianfranco Fini con le varie componenti del mondo accademico in Rettorato, in un clima che oscillava tra la diffidenza e la contestazione aperta.

(Giorgia Salicandro) - Il leader di Fli ha spiegato i motivi dell’ok alla riforma Gelmini ma ha criticato i tagli finanziari voluti da Tremonti. Non ha saputo indicare, però, le voci del Bilancio statale da cui recupererebbe le risorse per gli Atenei”. Fini impreparato sul piano alternativo ai tagli.

La riforma Gelmini è quanto di meglio abbia fatto questo Governo, ma i tagli alle Università sono quanto di peggio si sia fatto per la crescita sociale e anche economica del Paese. In tour pre-elettorale a Lecce, il presidente della Camera Gianfranco Fini con il suo inconfondibile aplomb tenta di salvare capra e cavoli sulla politica di Futuro e libertà, da un lato affondando l’opera di ragioneria del ministro dell’Economia, il fedelissimo pidiellino Giulio Tremonti, dall’altro difendendo l’impianto di un disegno di legge, quello sull’Università, sostenuto da Fli sin dalla sua concezione. Salvo, poi, traballare al momento di dire chiaramente da dove recuperare le risorse rivendicate per gli Atenei. Una vistosa tensione si leggeva ieri mattina sul volto del leader di Futuro e libertà, che ha partecipato all’incontro in Rettorato con le diverse componenti del mondo accademico. Tensione certamente giustificata, davanti a una platea gremita di ricercatori, docenti, personale e studenti che hanno scandito con applausi scroscianti i “rimproveri” dei rappresentanti indirizzati al Governo Berlusconi ma certamente non più bonari con Fini e i suoi, che dopo aver contribuito attivamente alla creazione del testo di riforma hanno annunciato che martedì prossimo daranno l’ok definito al documento. Giustificata anche dalla partecipata protesta studentesca che si svolgeva nel piazzale del Rettorato, e che a più riprese ha costretto il presidente della Camera ad alzare il tono della voce per poter essere udito dalla platea presente in sala.

Una carrellata di interventi severi hanno preceduto quello del leader di Fli, a cominciare dal rettore Domenico Laforgia che ha ricordato il ruolo di “ascensore sociale” dell’Università e la necessità che vengano maggiormente salvaguardati quegli Atenei che, come accade nel Salento, operano in un contesto socioeconomico minato. Durissimo il rappresentante dei ricercatori Chefi Triki, che ha parlato della recessione antidemocratica della Governance universitaria con l’estromissione della categoria da tutti gli Organi collegiali, salvo poi volerla utilizzare per l’insegnamento gratuito. “Come precario sono doppiamente in esaurimento - ha detto Triki – perché per me non ci saranno concorsi e perché non potrò votare le scelte politiche della mia Università, dice la Gelmini ‘per combattere di baroni’”. Anche Antonio Melcarne, coordinatore della Consulta del personale tecnico amministrativo, ha polemizzato contro “la gravissima esclusione” della categoria dagli organi collegiali.

A concludere gli interventi dell’Ateneo Pierpaolo Miglietta, presidente del Consiglio degli studenti: “L’università non è una spesa sociale, peraltro residuale, comprimibile a piacere senza alcun effetto sulla società e l’economia - ha detto Miglietta – I Paesi che hanno investito maggiormente nella crescita quantitativa e qualitativa delle attività universitarie hanno ottenuto rendimenti positivi nel breve, ma, soprattutto, nel lungo periodo”. Miglietta ha poi letto il documento firmato dai rappresentanti dell’Unione degli universitari a nome di chi in questi giorni sta occupando l’Ateneo. Soldi alla ricerca che “paga”, legame con il territorio e battaglia alle baronie, questi i tre punti focali del discorso di Fini. “Il Salento è cresciuto molto in termini economici e sociali, ma il legame tra Università e territorio è indispensabile se vogliamo evitare che i laureati se ne vadano - ha detto il leader di Fli - per cui bisogna investire nei settori vincenti di un determinato territorio, che nel Salento variano dal turismo all’agricoltura di qualità. E’ inutile mantenere corsi nati solo per piazzare le cattedre dei baroni che poi producono disoccupazione”. Un sistema di potere, quello descritto dal presidente della Camera, che comprenderebbe gli stessi ricercatori, per i quali non è affatto augurabile una stabilizzazione in massa, trascurando il criterio meritocratico. Evidente, in questo passaggio, il riferimento alla riduzione da 9mila (così come auspicato da Pd e Rete29aprile) a 4500 (così come concordato da Fli e Governo) posti da professore associato da mettere a bando nei prossimi anni.

Fini ha ribadito la necessità di una ricerca pubblica poiché in Italia a differenza di altri Paesi mancano le grandi concentrazioni industriali e quindi non ci sono le condizioni economiche per esigere un impegno dai privati, a cominciare dalle piccole e medie aziende che dovrebbero essere aiutate a puntare sull’innovazione. Ma, ha precisato Fini, questo non significa riconoscere la piena autonomia dell’Università dall’economia privata. “Il Cda non può essere un “parlamentino” - ha detto il leader di Fli rispondendo alle critiche mosse contro la nuova Governance universitaria - non ci trovo niente di male a rimodularlo in base a professionalità esterne. Contestare questa riforma - ha aggiunto - significa confermare l’esistente, che ad oggi non va bene”.

In sintesi, per il presidente della Camera l’unico problema di questa riforma sono i tagli decisi da Tremonti; proprio l’opposizione ad essi, infatti, è stata il grande cavallo di battaglia in Aula e sulla stampa di Futuro e libertà. Eppure proprio quello che era l’argomento più popolare del suo discorso è apparso velato di un alone tristemente propagandistico. Interrogato da noi su quali potrebbero essere le voci della Finanziaria da cui attingere i fondi, la risposta di Fini è stata: “Nel Bilancio di uno Stato ci sono tante risorse”.


Chi ha paura di Wikileaks?

Tutti i buffoni d'Italia ovviamente. Insieme ai loro colleghi BUFFONI statunitensi, britannici, russi, ecc. ecc. ecc. Tutta quella parte del mondo che manovra e controlla (quasi) tutto.

BUFFONI!!!

(da RaiNews24.it)

Downing Street dirama un D-notice sulla sicurezza

Pubblicate WikiLeaks? Informate il governo


Il governo britannico vuole sapere in anticipo dagli editori se pubblicheranno i documenti riservati, per ragioni di sicurezza nazionale. Washington continua a contattare gli alleati: stavolta è toccato all'India. Calderoli: "Il sonno della politica genera mostri".

Il sito di WikiLeaks

Il sito di WikiLeaks

Londra, 27-11-2010

In vista dell'imminente pubblicazione da parte di Wikileaks di quasi tre milioni di documenti confidenziali del Dipartimento di Stato Usa, il governo britannico ha chiesto ieri agli editori di informare l'esecutivo se intendono pubblicare file diplomatici dal contenuto sensibile.

Lo riferisce il Guardian nel suo sito on line, aggiungendo che Downing Street ha sottolineato che il 'Defence Advisory' non implica che vengano avviato procedimenti penali per impedire la pubblicazione di documenti.

L'aver diramato il cosiddetto D-notice intendo semplicemente ricordare - scrive il Guardian - che i giornali dovrebbero preoccuparsi per la sicurezza delle operazioni militari britanniche. Il Guardian e' uno dei giornali che hanno gia' in esame la massa di file che Wikileaks intende rendere pubblici.

L'irritazione di Washington
Il Dipartimento di Stato Usa ha definito "irresponsabile" il comportamento di Wikileaks che con la pubblicazione di messaggi diplomatici riservati "mette vite in pericolo". "Ci stiamo tutti preparando a quello che potrebbe avvenire e condanniamo Wikileaks per la diffusione di materiale coperto dal segreto", ha affermato il portavoce Philip Crowley.

Il portavoce ha ribadito che sono stati contattati governi stranieri per avvertirli della possibile diffusione dei documenti e ha citato in particolare Germania, Arabia Saudita, Emirati arabi, Gran Bretagna, Francia e Afghanistan.

Alleati avvertiti
Cresce l'attesa per l'annunciata pubblicazione da parte di Wikileaks di documenti diplomatici riservati. Washington continua a informare i suoi alleati: ieri l'ambasciata Usa a Roma ha avvertito il governo italiano e Hillary Clinton ne ha parlato anche con il collega di Pechino.

In un'intervista alla Cnn, il capo di stato maggiore interforze americano, l'ammiraglio Mullen, ha chiesto a Wikileaks di non pubblicare il materiale, che potrebbe mettere a rischio la vita dei soldati americani e dei loro alleati.

Calderoli: "Il sonno della politica genera mostri"
"Il sonno della ragione genera mostri ma anche il sonno della politica, o meglio la sua debolezza, genera mostri ancor più grandi": lo ha detto all'ANSA il ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, interpellato sulla ipotesi di un complotto contro l'Italia. Calderoli torna a sostenere la necessità del voto anticipato: "non sono un capriccio della Lega - dice - ma sono fatte per ridare forza alla politica e mobilitare i cittadini".

"Io di questa faccenda specifica di Wikileaks non ho ancora capito molto - spiega Calderoli - ma di una cosa sono certo, siamo all'antipasto di quello che ci potrebbe colpire, ovvero una serie di veleni a non finire. Ed è proprio per questo che già prima dell'estate, fiutato il clima, Bossi e la Lega avevano chiesto di fare chiarezza con le elezioni anticipate, ovvero chiamando il popolo a dire la sua, come si fa in democrazia".

"Al di là della questione del complotto internazionale, che mi lascia qualche perplessità - prosegue Calderoli - io vedo quel che vedo, ovvero che quando la politica vien meno, quando manca il suo compito, spuntano altri poteri che del caos fanno il loro terreno d'azione. Insomma se uno mette insieme i vari indizi il quadro è chiaro: notizie manipolate o manipolabili, veleni a non finire, confusioni create ad arte, manifestazioni violente nelle piazze, diffusione di un clima di incertezza non sono che i prodromi a qualcosa di più grave, ovvero l'anticamera per " l'uomo del destino', per il 'risolutore definitivo'. Purtroppo nella storia, anche recente, abbiamo gia' visto fin troppi casi di questo tipo".

"Ecco perché - conclude Calderoli - noi abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere che le elezioni anticipate non sono un capriccio della Lega ma sono fatte per ridare forza alla politica e per mobilitare i cittadini a difesa della civile convivenza e del cammino delle riforme".


Silvio in piazza l'11 dicembre, schiererà un po' di puttanelle ed escort per fare fudda.

Sarebbe interessante se lo sciopero generale annunciato ieri da Susanna Camusso coincidesse nello stesso giorno e nella stessa piazza (o in una piazza vicina) a questa cosa che minaccia il nostro Silvio.

Sarebbe interessante vedere se i gridolini di quattro puttanelle pagate per stare lì a fare "fudda" riuscirebbero a sovrastare o ad attenuare i ruggiti di una milionata di studenti e operai incazzati e affamati.


Silvio, sfida al Pd: anche noi in piazza l'11 dicembre

"La missione che vi affido è quella di aiutare gli italiani a capire questo momento politico così assurdo, così contrario agli interessi del Paese e così lontano dagli interessi veri della gente". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi in un messaggio ai 'Promotori della Liberta''. "Il nostro è il governo del fare, del fare quello che la gente chiede alla politica, cioè quello di cui il Paese ha bisogno. Gli altri parlano, noi facciamo..." dice il premier sottolineando che "i parlamentari eletti nel centrodestra saranno costretti a sostenerci con i loro voti sino al completamento della legislatura, chi non lo farà - aggiunge - si assumerà la responsabilità di aver tradito gli elettori e sarà segnato per tutta la vita dal marchio del tradimento e della slealtà".

FLI E' UN TRENO GUIDATO DA BOCCHINO...
Nel ribadire che a suo giudizio non c'è alternativa tra la «fiducia piena» al governo o le elezioni anticipate, Berlusconi ha sottolineato che qualsiasi ipotesi diversa da questa sarebbe «pasticciata» e da «prima repubblica». «Credo invece - ha sottolineato - che per il bene del Paese serva una soluzione limpida e trasparente». «Io - ha sottolineato - ho una certa fiducia che alla fine al momento di prendere una decisione sul voto il 14 dicembre, alcuni che adesso, per lealtà a chi li aveva messi in lista, sono entrati nel gruppo dei finiani, abbiano dei ripensamenti prima di votare la sfiducia al governo». «Qualcuno di loro - ha proseguito - mi diceva l'altro giorno che sono saliti su un treno a guida Fini e con destinazione quella di essere la terza gamba del centrodestra, insieme alla Lega, al Pdl e ad altre forze come l'Alleanza di Centro». «E invece - ha aggiunto Berlusconi - si ritrovano su un treno a guida Bocchino, Briguglio e Granata e con una destinazione cambiata, addirittura la sinistra, quindi credo siano in grave difficoltà e si stiano interrogando se davvero valga la pena portare un danno al Paese e macchiarsi del reato di tradimento e slealtà».

APERTI A TUTTI PER FARE PATTO LEGISLATURA

"Vogliamo realizzare con chi ci sta quel patto di legislatura del quale ho parlato nelle scorse settimane. Questo vuol dire che siamo aperti a ragionare con tutti senza pregiudizio se non con l'impegno della coerenza del rispetto al nostro programma e l'impegno della lealtà nei confronti nei nostri elettori". Lo afferma il premier in un altro passaggio dell'audio-messaggio inviato oggi ai Promotori della Libertà. "Questo governo è stato eletto dagli italiani e al nostro governo non c'é altra alternativa se non quello di nuove elezioni, che nessuno vuole perché sanno che se andassimo alle elezioni li sbaraglieremmo tutti". "Continueremo a lavorare perché sono convinto che il Parlamento ci assicurerà la fiducia, non solo al Senato, ma anche alla Camera: sono convinto che non ci sarà bisogno di nuove elezioni, perché il senso di responsabilità, la coerenza, il rispetto e la lealtà verso gli elettori, la necessità di evitare un salto nel buio".

ITALIA NON LIBERA SE TELEFONATE VIOLATE
"Quando oggi alziamo il telefono e non siamo convinti che la nostra conversazione sarà inviolata, sentiamo tutti di non essere in un Paese davvero libero". E' uno dei passaggi dell'audio-messaggio che il premier Silvio Berlusconi ha inviato ai Promotori della Libertà. "Le opposizioni di sinistra hanno l'obiettivo chiarissimo di ribaltare in Parlamento il voto espresso dagli italiani. Per arrivare a questo sanno che devono eliminare Silvio Berlusconi dalla scena politica perché hanno chiaro che Silvio Berlusconi costituisce un ostacolo insuperabile che si frappone alla conquista del potere da parte loro. Ma non ci riusciranno: noi e voi non lo consentiremo".

CRISI: NE STIAMO USCENDO MEGLIO DI ALTRI PAESI
"Abbiamo tenuto i conti pubblici in ordine, con il plauso di tutti gli organismi internazionali di controllo. Questo è stato un vero e proprio miracolo, se si considera il peso del debito pubblico che abbiamo ereditato. Stiamo portando l'Italia fuori dalla crisi economica meglio di altri Paesi" conclude il premier annunciando ''per sabato 11 e domenica 12 dicembre una grande, grande manifestazione'' e una raccolta di firme di sostegno all'azione del governo per non tradire gli elettori, allestendo punti di incontro e di dialogo con gli italiani nei gazebo, nelle piazze e nei teatri delle vostre città. So che molti di voi anticiperanno questa mobilitazione già dalla prossima settimana e quindi credo riusciremo a mettere in campo una mobilitazione, un'azione davvero efficace".

FINI, TRADITORI? SOLITA PROPAGANDA
''Sono le solite affermazioni propagandistiche a cui non crede neanche lui''. Cosi' il presidente della Camera, Gianfranco Fini, giudica le accuse di tradimento rivolte da Berlusconi. Fini oggi e' nel Salento per una serie di incontri. ''La propaganda in politica si fa - ha detto in un'intervista all'emittente locale Telerama - ma lui a volte eccede''. ''Andare al voto sarebbe un azzardo per il Paese - ha detto ancora - Berlusconi non si rende conto che andando avanti cosi' non otterrà ne' la fiducia ne' le elezioni anticipati anche perche' molti parlamentari non vogliono andare al voto''.''In politica le categorie non devono essere evocate, ma il primo tradimento viene da coloro che hanno da sempre definito il Pdl come un partito plurale di massa e dell'amore''. Fini ha ricordato di essere stato cacciato dal partito perche' sosteneva che c'era ''una soggezione del Pdl nei confronti della Lega''. ''Il tempo mi ha dato ragione - ha detto ancora - cosi' come quando sostenevo le tesi sulla legalita' e mi accusavano di essere un sovversivo, poi e' scoppiato il caso Cosentino...''.